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Liberto
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Contents
• Note
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Lo status libertatis
Gli uomini liberi erano o mwgamwgqingenui (condizione giuridica e sociale di chi era nato libero, ovvero di chi, essendo nato da padre libero, era perciò libero lui stesso) o mwggliberti. I mwgwliberti erano quelle persone che erano state liberate dalla servitù legale (mwhaqui ex justa servitute manumissi sunt, mwhqGaio, I, 11).
Uno schiavo affrancato era mwhwlibertus (cioè mwialiberatus) nei confronti del suo padrone; rispetto alla classe alla quale apparteneva dopo l'affrancamento, era un mwiqlibertinus. mwigSvetonio aggiunge, infine, un particolare sullo stato di mwiwlibertinus:
(latino)
«
Valerius Messala tradit, neminem umquam libertinorum adhibitum ab eo cenae excepto Mena, sed asserto in ingenuitatem post proditam Sexti Pompei classem. Ipse scribit, invitasse se quendam, in cuius villa maneret, qui speculator suus olim fuisset
.»
(italiano)
«
Valerio Messalla
racconta che nessun liberto fu mai ammesso alle sue cene (di
Ottaviano Augusto
) ad eccezione di Mena, dopo che divenne un libero cittadino, poiché aveva consegnato la flotta di
Sesto Pompeo
. Augusto stesso scrive che un giorno lo invitò nella casa di campagna dove si trovava, e che aveva già fatto parte della sua guardia del corpo (
speculator
).»
(Svetonio, Augustus, 74.)
L'affrancamento
C'erano vari modi di ottenere la mwjwmanumissio:
1. mwkgmwkwmanumissio per vindictam: un mwlaassertor in libertatem dello schiavo, d'accordo con il padrone, contestava a quest'ultimo il diritto di proprietà davanti al magistrato e, fattoselo assegnare, gli poneva sulla testa un bastone (mwlqvindicta) e lo chiamava mwlglibero, pronunciando la frase mwlw«hunc hominem ex iure Quiritium meum esse aio secundum suam causam», alla quale il padrone rispondeva mwmahunc hominem liberum esse volo.
2. mwmgmanumissio censu: il mwmwpraetor faceva iscrivere lo schiavo nelle liste dei censori come cittadino romano.
3. mwnqmanumissio testamento: affrancamento mediante un atto di ultima volontà, che scioglievano l'affrancato da qualsiasi obbligo nei confronti dell'antico padrone.cite-ref-2[2]
Lo mwowmwpaius praetorium introdusse nuove forme di mwpqmanumissio:
1. mwqamanumissio inter amicos: dichiarazione fatta in presenza di amici di voler liberare lo schiavo;
2. mwqgmanumissio per epistulam: lettera con la quale il padrone comunicava allo schiavo la sua intenzione di affrancarlo;
3. mwramanumissio per mensam: invito che il padrone faceva allo schiavo di unirsi al banchetto, con la manifesta intenzione di affrancarlo. Vi si doveva leggere una formula simile: mwrq"Stichuus servus meus liber esto".
Se lo schiavo liberato aveva più di 30 anni, se era di proprietà quiritaria del suo padrone, se era liberato in forma appropriata (mwsalegitime, juxta et legitima manumissione), egli diventava un mwsqcivis Romanus: se anche solo una di queste condizioni mancava, allora diventava un mwsglatinus, e in alcuni casi solo un mwswperegrinus dediticius.
Manumissio
Era la rinuncia del padrone alla potestà che egli aveva sullo schiavo. Il termine che designava la mwuapotestas nell'antichissimo diritto era appunto mwuqmanus, anche se giuridicamente era conosciuta come mwugdominica potestas. Con la mwuwmanumissio, come osserva mwvaUlpiano, si creavano tre tipi di Liberti: i mwvqCives Romani, i mwvgLatini Juniani, e i mwvwDediticii. Originariamente, gli schiavi erano liberati in modo da non diventare mwwacives Romani e pertanto restavano ancora schiavi; ma il mwwqpretore li prese sotto la sua protezione e mantenne la loro libertà, benché non potesse renderli mwwgcives Romani. La mwwwLex Iunia Norbana disciplinò la posizione equivoca degli schiavi manomessi già contemplata nel mwxadiritto onorario.
Gaio Giunio Norbano, console romano, è ancor oggi ricordato per essere stato l'estensore della mwxwmwyaLex Iunia Norbana: con questa legge, per la prima volta nella storia dell'umanità, ad uno schiavo veniva riconosciuta la possibilità di diventare un uomo libero, sia pure con alcune limitazioni. a mwyqLex Junia Norbana conferì infatti agli schiavi uno mwygstatus sociale limitato, che si esprimeva con la locuzione mwywLatini Juniani: erano chiamati Latini, dice Gaio, perché erano messi allo stesso livello dei mwzaLatini Coloniarii, e mwzqJuniani perché la mwzgLex Junia dava loro la libertà, invece prima erano schiavi mwzwex jure Quiritium.
I mwaqLatini Juniani avevano alcune incapacità particolari: la mwagLex Junia non dava loro il potere di fare testamento, né di acquisire proprietà per testamento, né di essere nominati mwawtutores in un testamento. Essi non potevano ricevere eredità né come mwbaheredes né come mwbqlegatarii, ma potevano ricevere eredità come mwbgfideicommissum (Gaio, I, 24). Tale limitazione verrà tolta dall'imperatore mwbwGiustiniano. I figli dei liberti erano mwcaingenui (liberi), ma non potevano avere diritti nobiliari; i discendenti dei liberti erano talvolta insultati per le loro origini servili. Solo la terza generazione dei discendenti dei mwcqliberti erano uomini mwcgliberi.
I rapporti con il patronus
Dopo la mwdgmanumissio, il padrone (mwdwdominus) diventava mweapatronus, cioè protettore del liberto. Il nuovo vincolo comportava l'obbligo reciproco degli mweqalimenti, l'obbligo di prestazioni gratuite di manodopera da parte del liberto (mwegoperae) e altre cose che in sostanza si presentavano come anticamera dei mwewmedievali rapporti di mwfaservaggio. I doveri del liberto prevedevano anche l'mwfqobsequium (deferenza verso il mwfgpatronus includente anche la mwfwsalutatio mattutina) e i mwgabona (il diritto di successione del mwgqpatronus se il liberto muore senza figli dopo la mwggmanomissione). Per il liberto ingrato era prevista la mwgwrevocatio in servitutem (riconduzione in schiavitù), mentre il mwhapatronus poteva essere privato dei suoi diritti patronali se veniva meno agli obblighi alimentari verso il liberto, se lo accusava di un delitto capitale o se voleva ottenere guadagni dalle mwhqoperae del liberto stesso.cite-ref-3[3]
Lo Stato comunque temeva un'eccessiva liberazione di schiavi, perché sapeva bene che essi avrebbero ingrossato la massa della mwiwplebe, il cui mantenimento gravava sulla pubblica mwjaannona. Di qui la limitazione al 5% del totale posseduto, nonché il divieto di liberare schiavi sotto i 18 anni o il divieto di riscattarsi prima dei 30. Un'altra limitazione era che i padroni al di sotto dei ventun anni non potevano liberare schiavi.
I diritti dei liberti
Il liberto poteva svolgere attività economiche indipendenti, ma il padrone poteva esigere sempre delle mwkacorvées sui suoi terreni o nella sua abitazione, oppure pretendere dei doni in occasione di festività.
Generalmente, i liberti continuavano ad abitare presso la casa padronale e venivano ammessi alla distribuzione gratuita di frumento, alimenti vari, denaro.
mwkwAugusto arrivò ad autorizzare i matrimoni tra liberi e liberti. mwlaTiberio diede la mwlqcittadinanza ai liberti pompieri antincendio, a condizione che si arruolassero nell'esercito. mwlgClaudio concesse la cittadinanza ai liberti che coi loro risparmi avessero armato le navi commerciali. mwlwNerone attribuì la cittadinanza a quelli che avessero impiegato capitali nell'edilizia e mwmaTraiano a quelli che avessero aperto dei forni.
In certe circostanze l'affrancamento dello schiavo è deciso dall'autorità pubblica: il mwmgpatronus viene allora indennizzato. Il liberto non gode del mwmwius honorum, cioè dell'accesso alle magistrature. La mwnarestitutio natalium (restituzione dei diritti di nascita) è una decisione dell'imperatore presa con il consenso del mwnqpatronus: essa comporta l'estinzione dei diritti del mwngpatronus. Da molti documenti mwnwepigrafici sappiamo poi che in molte città esistevano collegi di mwoaAugustales, composti da liberti, con il compito di organizzare giochi o sacrifici.
Nell'mwogonomastica il liberto prende il mwowmwpapraenomen e mwpqmwpgnomen gentilicium del mwpwpatronus; il mwqamwqqcognomen è il suo vecchio nome da schiavo. Prima del mwqgcognomen è indicato, al mwqwgenitivo, il mwramwrqpraenomen del suo ex-padrone che è diventato suo mwrgpatronus, seguito dalla parola mwrwlibertus, abbreviato in mwsal(ibertus) o mwsqlib(ertus). Per esempio, mwsgCaius Iulius C. lib(ertus) mwswHermes è il liberto di mwtaC. Iulius che, da schiavo, si chiamava mwtqHermes.cite-ref-4[4]
Casistica
Si conoscono rinomati liberti:
• Antonia Filematio, al servizio degli Antoni nel 13 a.C., capace di fare affari in mwvgEgitto;
• G. Cecilio Isidoro che nell'8 a.C. possedeva enormi latifondi e 4116 schiavi;
• Roscio, commediante, che ricevette da Silla l'alta onorificenza dell'anello d'oro;
• Orazio stesso era figlio di un liberto, esattore di aste pubbliche;
• mw0gEpafrodito, il ricchissimo segretario di mw0wNerone; il filosofo mw1aEpitteto, già schiavo di Epafrodito stesso;
• il padre dell'imperatore mw2gDiocleziano era un liberto greco-illirico, scriba di un senatore.cite-ref-6[6]
Nella cultura di massa
Il liberto arricchito è una figura molto visibile in letteratura, soprattutto latina, dove diventa emblema di ostentazione e di riscatto sociale ambiguo. Ad esempio:
• In mw4wPetronio, mw5aSatyricon (I sec. d.C.), Trimalcione è il liberto arricchito per eccellenza: ex-schiavo divenuto immensamente ricco, che organizza banchetti sfarzosi e grotteschi.
• in mw5gGiovenale, mw5wSatire (fine I – inizi II sec. d.C.), più volte si allude a liberti che, arricchitisi, assumono atteggiamenti arroganti.
• mw6qSeneca, mw6gDe beneficiis, osserva con tono moraleggiante la presunzione dei liberti diventati potenti, ricordando che la vera nobiltà non deriva dal denaro ma dalle virtù
• mw7aPlinio il Giovane, mw7qEpistole, talvolta descrive liberti arricchiti dei grandi aristocratici, messi a gestire patrimoni enormi; ne sottolinea la posizione ambigua: potenti nell’economia, ma socialmente inferiori.
La denuncia della società, in cui un liberto può superare per ricchezza e influenza un nobile decaduto, ricalca uno stilema in voga nelle società conservatrici che mal sopportano la mw7wmobilità sociale: si tratta di un modello letterario fondato su di una caratteristica antropologica che si ritiene presente, in misura superiore alla media, nella figura del liberto arricchitocite-ref-7[7], cioè quel “bisogno di rivalsa”cite-ref-8[8] che si traduce in ostentazionecite-ref-9[9], e che verrà ripreso nei secoli successivi come archetipo del mw-aparvenu (es. di letteratura ottocentesca in mw-qBalzac, mw-gVerga, mw-wPirandello).
Note
cite-note-11. ↑ La legalità del mutamento di status è il discrimine rispetto ad altre forme di cessazione della schiavitù, e lo resterà anche nelle forme moderne di sopravvivenza dell'istituto: storicamente, per esempio, negli mwaqyStati Uniti pre-mwaqcguerra civile, gli mwaqgschiavi venivano liberati per mwaqkmanomissione (libertà garantita dal proprio padrone o proprietario) o mwaqoemancipazione (libertà garantita come parte di un gruppo più ampio). Uno schiavo che fuggiva illegalmente rientrava invece nei fuggitivi.
cite-note-22. ↑ mwaq4Luigi Rusconi, mwaq8mwaraDizionario universale archeologico-artistico-tecnologico, Tip. G. Favale e Comp., 1859. mwareURL consultato il 29 ottobre 2024.
cite-note-33. ↑ Giovanni Ramilli, mwaruIstituzioni pubbliche dei Romani, Padova, Antoniana, 1971, pagg. 31-33.
cite-note-44. ↑ mwarkOp. cit., pagg. 31-33.
cite-note-55. ↑ mwar0mwar4mwar8Satyricon (Cena di Trimalcione) - Petronio Arbitro, su mwasataccuinistorici.it.
cite-note-66. ↑ Eutropio, IX, 22; Aurelio Vittore, Epitome de Caesaribus
cite-note-77. ↑ Mouritsen, mwascThe Freedman in the Roman World (Cambridge University Press, 2011).
cite-note-88. ↑ Sulla "ferita mwassnarcisistica" che ne è alla base, e che comporta una carica emotiva di confronto e compensazione, da parte di chi si sente meno capace o meno riconosciuto, v. Kernberg, O. (1975). mwaswBorderline Conditions and Pathological Narcissism. New York: Jason Aronson.
cite-note-99. ↑ Koenraad Verboven e Kristof Vermote, mwataIdentity and stigmatization. The case of the Roman freedman. A qualitative analysis of the socialization and stratification of and the interaction between freed and freeborn Romans, University of Ghent, 2012-2016.
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Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-storialiberto, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefdss(IT, DE, FR) Liberto, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera.
• citerefbritannica-com(EN) freedman, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.